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Articoli di Gabriella Zevi
Alla ricerca del sonno perduto
Gravità e ossitocina
La pubblicità di yogurt, probiotici, bibite, cioccolato, venduti al supermercato, usa le parole della medicina, è lecito?
Il cioccolato, cibo per gli dei, veleno per noi?
La vendetta di Montezuma, il 2012 e il cioccolato
La natura non predispone le malattiea
Luce, Ossigeno, Iperico
21 marzo 2011
Alla ricerca del sonno perduto
Scritto da Gabriella Zevi
Nel XVI secolo, anticipando le leggi della fisica delle particelle, Michel De Montaigne aveva scritto: posso cominciare da quello che mi pare, tanto gli argomenti sono tutti legati.
Io comincio dall’insonnia e vediamo dove mi porta.
Un italiano su tre non dorme, scrive il quotidiano La Repubblica il 16 febbraio 2011. Le conseguenze meno gravi sono ansia, depressione, stanchezza, per arrivare a danni al sistema cardiovascolare, aumento della pressione, alterazioni del metabolismo che fanno ingrassare, propensione al diabete e poi a ulteriori conseguenze delle conseguenze. I consigli dell’esperto sono: non fare tardi, non guardare la tv, evitare cene pesanti, alcolici; no alle fonti luminose e ai rumori. Quasi uno stile di vita preindustriale. ....continua
29 aprile 2010
Gravità e ossitocina
Scritto da Gabriella Zevi
Scritto per il terzo occhio
amore e….
è domenica mattina, la città è silenziosa. Preparo il bagno con una bustina di schiuma e, per non seccare la pelle, mezzo bicchiere di olio di girasole, all’indiana. Ho appena preso una decisione importante. Mi sembra una scelta giusta e mi sento leggera, mi sento già in volo. Penso: quando la scelta è giusta l’energia ti sostiene, come fosse la mano di un gigante buono come quello della favola di Oscar Wilde. ...continua

18 febbraio 2009
La pubblicità di yogurt, probiotici, bibite, cioccolato, venduti al supermercato, usa le parole della medicina, è lecito?*
Scritto da Gabriella Zevi
La salute come bene primario indica al marketing l’uso di una strategia pubblicitaria assolutamente iniqua. Mentre il consumatore può valutare se un detersivo pulisca, o se il sapore di una salsa di pomodoro lo soddisfi sulla base della propria esperienza-competenza, quando la pubblicità utilizza termini tratti dalla medicina per consigliare prodotti, si annulla completamente la capacità critica dell’acquirente che diventa incompetente. Vuoi essere sano, vuoi vincere la depressione, vuoi abbassare il livello di colesterolo, vuoi avere benefici per il tuo intestino, per il tuo sistema immunitario, allora devi comperare e usare questo prodotto.
La situazione si aggrava quando i prodotti sono destinati ai bambini. I probiotici e gli yogurt ad esempio, devono essere somministrati ai bambini per rafforzare le loro difese immunitarie, per evitare raffreddori e influenza. La cura preventiva è così semplice (comperare e somministrare ogni giorno il miracoloso contenuto di una bottiglietta di plastica) che il genitore si sentirà in colpa e si riterrà responsabile qualora il bambino si sia ammalato in assenza della assunzione del prodotto. Si cerca di indurre una dipendenza psicologica nei confronti di una azienda agro alimentare che si presenta con funzioni e motivazioni di tipo medico – farmaceutico, senza offrire spiegazioni dei processi fisiologici che il prodotto pone in atto. La pubblicità lo ha detto, dobbiamo crederle. Il supermercato si sostituisce alla farmacia senza rispettare il dovere di informare.
Il termine depressione utilizzato nella pubblicità più o meno occulta (articoli di quotidiani e riviste) per vendere cioccolato gioca sulla diffusione, soprattutto nelle gradi città, di questo stato emotivo, confuso ormai con la normale e passeggera condizione umana di tristezza, e perciò rende ancora più odiosa l’informazione offerta dalle aziende attraverso dichiarazioni di medici e scienziati.
Perché il Sistema sanitario nazionale non vigila e di conseguenza interviene in queste tematiche così importanti per la salute dei cittadini e soprattutto dei bambini?
Abbiamo diritto alla salute attraverso la prevenzione e la cultura sanitaria: nella prevenzione si estrinseca il diritto alla salute molto più che nella cura farmacologia, una volta che la malattia si sia conclamata.
Il 26 ottobre di ogni anno si apre a Perugia il festival del cioccolato. Forse il Ministero della salute o il Servizio sanitario nazionale intervengono per informare i cittadini e soprattutto i bambini sui danni del cioccolato e dello zucchero?
Fortunatamente, nel totale disinteresse delle istituzioni italiane preposte alla tutela della salute pubblica e di chi dovrebbe controllare il contenuto dei messaggi pubblicitari, si è mossa l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) la quale sta vagliando le caratteristiche dei prodotti per la salute e a Luglio invierà a Bruxelles i primi 1000 giudizi.
L’iniziativa nasce naturalmente dall’aver constatato che i prodotti del benessere non mantengono affatto ciò che promettono. (La repubblica 4 Febbraio 2009)
Gabriella Zevi, Febbraio 2009

19 febbraio 2009
Il cioccolato, cibo per gli dei, veleno per noi?
Scritto da Gabriella Zevi
Coincidenze: Una mattina di fine ottobre del 2008, dopo una notte agitata (e non succedeva da diverso tempo), decisi di eliminare dalla mia alimentazione il cioccolato. Da qualche settimana non avevo più mangiato nonostante ogni giorno mi ammiccasse da cioccolaterie, bar, pasticcerie, cartelloni pubblicitari, erboristerie, articoli di giornali, libri sulle delizie dei dolci al cioccolato dalla lucida copertina marrone.
La sera prima, al supermercato, avevo visto la mia mano allungarsi su di una tavoletta di quelle al 70% di cacao e quel gesto non mi aveva stupito, anzi mi ero detta di meritare un po’ di gratificazione. Avevo sistemato alcune questioni importanti e mi accingevo a raggiungere una cara amica spagnola in Inghilterra per qualche settimana. L’attivismo degli ultimi tempi si stava allentando e forse non volevo abbandonare quello stress vitale oppure l’incognita di una convivenza mai provata mi causava una certa tensione, che quel cacao avrebbe provveduto ad allentare.....continua

2 dicembre 2008
La vendetta di Montezuma,
il 2012 e il cioccolato*
Scritto da Gabriella Zevi
La nostra società sta cambiando. Diminuiscono i consumi di tutti i generi, si parla apertamente di grave crisi dell’economia reale, ma c’è un prodotto che non conosce crisi e anzi il suo consumo sta aumentando: il cioccolato.
Perché?
I frutti dell’albero del cacao utilizzati per produrre il cioccolato, sono stati importati dagli europei (spagnoli, inglesi, italiani, olandesi) in seguito alla scoperta (1492) e alla conquista dei territori dell’america centrale.
Per il popolo Maya, autoestintosi con l’arrivo degli Spagnoli, e per gli Azthechi, le bevande composte con i frutti del cacao erano sacre ed erano offerte agli dei; infatti il nome scientifico dell’albero del cacao è Theobroma, che è formata dalle parole greche bevanda e dei.
Importato in Europa il cacao ha accompagnato la crescita della ricchezza del vecchio continente nel quale scienza e industria hanno cominciato a svilupparsi grazie alle materie prime (tra qui l’oro) importate dalle americhe e alla tratta degli schiavi.
Nel XVIl secolo il cioccolato conquista le corti europee, i nobili, i grandi borghesi. Mozart ne fu un consumatore eccezionale.
Sono nata nel 1947 e ricordo che negli anni ‘50 il cioccolato era consumato ma in modo limitato, si diceva: non abusarne perché scalda.
Oggi, camminando per le grandi città europee, o americane, si può incontrare una bottega di cioccolato, o più di una, in ogni strada di discreto passaggio. I supermercati offrono cioccolato in tutte le forme, dai bon bon alle tavolette, dalle torte alle merendine e fioriscono gli articoli sulle proprietà miracolose del cioccolato.
Intanto in occidente, e soprattutto in Italia, si stenta ad avere figli e quelli che si hanno sono iperattivi, assuefatti al cioccolato dalla primissima infanzia, curati poi o meglio dire uccisi da psicofarmaci.
I cittadini europei sono depressi, ipertesi, ammalati di diabete e di malattie invalidanti che il loro sistema immunitario, un guerriero addolcito, reso innocuo, da zucchero e cioccolato, non riesce a debellare. Europei ed americani si dividono tra consumatori di psicofarmaci e consumatori di cioccolato.
La Teobromina, un alcaloide (come la Cocaina e la Caffeina) contenuto nel cacao amaro (veleno puro per cani e gatti che non la possono metabolizzare e ne muoiono; nel 2007 sono morti in Inghilterra 700 cani durante le feste di Natale (1) che in quel paese è festeggiato con ogni tipo di prodotto al cioccolato) eccita e da assuefazione, induce infatti la produzione di endorfine, i neuro trasmettitori della felicità e, come la nicotina e la caffeina, è bronco dilatatore (ma nessun medico prescriverebbe sigarette e caffè a chi ha problemi respiratori, dovuti magari allo stress e all’ansia).
Il cacao come farmaco è sicuramente benefico e anche come rimedio omeopatico, ma non certo come alimento assunto senza limiti. Nel novembre 2008 una ricerca americana ha definito vera e propria tossicodipendenza la passione per il cioccolato. Allo stato naturale il cacao è amaro, si legge su sito di naturopatia www.hygienisme.org, cioè contiene veleni, in particolare la Teobromina. Tutto ciò che è amaro non è commestibile, bensì velenoso per l’uomo. Lo zucchero viene utilizzato per mascherare questo amaro. Il nostro gusto ci avverte su ciò che è buono e ciò che non lo è, a condizione che non sia alterato. Questi veleni vengono neutralizzati dal fegato che alla fine si logora, si intasa e crolla. Allora ci si ritrova con il mal di testa, mente fiacca, pessimismo, inappetenza, sonno leggero e agitato.
Allora possiamo immaginare la vendetta di Montezuma, il penultimo re azteco (che si accorda con la previsione dei Maya), il quale offrì il cioccolato a Herman Cortez che aveva creduto, in un primo momento, essere un dio.
Montezuma comprese poi che questi uomini bianchi erano tutt’altro che dei: erano demoni che li avrebbero distrutti con il massimo del sadismo (ad esempio regalando coperte infette dal vaiolo che sterminò interi villaggi) e allora pregò gli dei affinchè quella bevanda sacra si trasformasse in un potente, lento, ma inesorabile veleno per i suoi nemici.
E siamo arrivati a oggi.
Gabriella Zevi
* riprodotto con l'autorizzazione dell'autrice
(1) In Gran Bretagna cioccolato killer per i cani. 850 avvelenamenti nel 2007
Londra, 7 gennaio – In Gran Bretagna, i proprietari di cani sono stati caldamente invitati a non dare cioccolata ai loro amici a quattro zampe. Per loro è un veleno e può causare la loro morte. La raccomandazione viene dall'assicurazione Tesco Pet Insurance, mentre il quotidiano Daily Mail segnala che il Regno Unito detiene il triste primato di cani morti per Natale. Dal canto loro, i veterinari hanno già segnalato 850 avvelenamenti da cioccolato nel corso del 2007. Molti ignorano che la cioccolata e altri prodotti al cacao contengono teobromina - un alcaloide con effetti simili alla caffeina. Questa sostanza, nociva per i cani e altri animali, in certe circostanze provoca conseguenze gravi sul sistema nervoso centrale e al muscolo cardiaco. Per l'uomo è diverso, giacché possiede un enzima capace di scomporre la teobromina nell'organismo.

9 novembre 2008
La natura non predispone le malattieabriella
Scritto da Gabriella Zevi
"I libri e gli articoli che ho scritto in questi anni per la salute delle donne (ma non solo), sono il frutto di un lavoro di ricerca di dati scientifici e psicologici. La natura non predispone le malattie, se non in casi rarissimi, né per donne ne per uomini; è la vita che l’essere umano conduce a procurare degenerazioni a cui noi abbiamo dato un nome. >>
Gabriella Zevi, i libri di Gabriella Zevi.

9 novembre 2008
Luce, Ossigeno, Iperico
Scritto da Gabriella Zevi
Asma, depressione, iperattività, dipendenza da sostanze eccitanti... e se fosse tutto un problema di incapacità di respirare e di nutrirsi in modo corretto?
Il modo in cui ci nutriamo influenza drasticamente la nostra salute psicofisica. Dalla Natura, un valido aiuto contro ansia e depressione ci viene fornito con l'Iperico, una pianta dalle straordinarie proprietà curative. ....continua
Gabriella Zevi, i libri di Gabriella Zevi.
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